topolino barbone

Sì, fare il cameriere in un parco Disney è anche questo

Il lavoro di cameriere, o cameriera nel mio caso, non è così facile come si potrebbe pensare. Io ho deciso di parlarvi del lavoro di cameriera in un ristorante Disney. In particolare, di quello nel ristorante italiano del parco divertimenti di Epcot, Orlando, Florida. Perché ne ho esperienza diretta e ci ho lavorato un anno (aimé). Precisando che il punto di vista è il mio, e, per quanto alcuni dati possano essere oggettivi, non tutti hanno provato le stesse emozioni che ho provato io.
Innanzitutto, c’è l’ansia. Ora, perché in un lavoro con così poche responsabilità una persona dovrebbe provare ansia? Ve lo spiego. La prima ragione sono i soldi. Anche se della Disney non te ne frega niente, anche se sai che è una compagnia multimilionaria a cui di certo non puoi arrecare danno, anche se la tua aspirazione massima è vedere Topolino impiccato a una cima della nave di Capitan Uncino, ti senti responsabile dei soldi che maneggi ogni giorno, e di quelli che potresti far perdere al ristorante se sbagli qualcosa. Senza contare che se perdi un conto, i soldi li devi cacciare di tasca tua.


Idem per quanto riguarda la soddisfazione del cliente. Arrivi al tavolo, e quello che ti senti rispondere dopo un quarto d’ora di “Hello, welcome to Disney, how are you, I’m Francesca and i’ll be your server for today” è: “For me a ruth beer, please”. Vagli a spiegare che la ruth beer non c’è nel menu e che in Italia manco esiste. E che comunque, almeno all’”How are you” potevano rispondere. Ma non fa niente, passi avanti e prendi le ordinazioni. Puntualmente, al momento del conto, fai casino con il Disney Dining Plan (una carta prepagata da cui si scalano i pasti) e puntualmente becchi il cassiere più lento del ristorante. Alla fine passa mezz’ora e i clienti si spazientiscono. Alcuni ti urlano solo contro, altri ti fanno complain. Ovviamente, il capo non ti rimanda in Italia per un complain, almeno la maggior parte delle volte. Non per questo ti senti meno incapace, non per questo nei giorni successivi hai magicamente meno tavoli: ed è qui che si scatena la competizione con il prossimo. Sono meno bravo, non sono capace di fare questo mestiere, guadagno meno. Dimenticando che stai facendo il cameriere.


Poi c’è la stanchezza. Alla Disney sei immerso in un mondo parallelo, non quello dei cartoni animati, ma quello in cui centinaia di ragazzi vivono insieme in un posto in cui al massimo puoi andare a ballare, a mangiare o al centro commerciale. Un posto in cui per un anno ti lasci andare. E fai serate. Chissene frega se il giorno dopo lavori 10 ore, se hai le occhiaie che toccano terra e se sei ancora ubriaco dalla sera prima. E’ un anno, lo fai. Un anno così, però, garantisco che vi distrugge.


Un capitolo a parte lo dedicherei ai brasiliani. Loro sono circa il 50% della clientela, vanno e vengono a ondate, a seconda del loro break scolastico, che a quanto pare capita in un periodo diverso da quello del resto del mondo. Non sanno l’inglese, e se tu non parli portoghese, peggio per te. Perché loro continueranno a parlare portoghese. Arrivando al tavolo a scaglioni e ordinando la main course, poi l’antipasto, poi un’altra main course in più perché è arrivato lo zio, poi un piatto di farfalle kids per il figlio, anzi no un petto di pollo. Il più delle volte chiamandoti con un fischio. Il lato positivo dei brasiliani è che non fanno complain (nel loro paese se la pasta non ti piace, non sei giustificato a chiedere un altro piatto gratis) e che spendono tanto, quello negativo è che non lasciano mance.


Alla Disney c’è poi un percorso che ogni nuovo arrivato deve compiere prima di diventare cameriere effettivo. Oltre a conferire un’aura di sacralità ai server, i tre step, a me personalmente, influenzavano giornate e mesi. Ad esempio, all’inizio sei busser. Ovvero, sei quello che sta dietro al cameriere esaudendo ogni sua richiesta e anzi, se sei bravo, prevedendola. La parola chiave di un busser è “correre”. Come la gazzella che per sopravvivere alla savana si sveglia e corre. Lo fai per i soldi, perché più sei bravo e più il server ti paga, ma lo fai anche per la gloria personale. Non sto esagerando, se sei lento ti prendono in giro, si lamentano di te e i server non vogliono lavorare con te. Io ero nella media, ma sempre in soggezione, per cui il periodo da busser l’ho vissuto abbastanza male. Dopo diventi runner: quello che porta i vassoi dalla cucina ai tavoli. Per me, è stato il periodo migliore. Lavori in squadra, quindi non hai il peso del mondo su di te, e poi a portare quei vassoioni in bilico sulla spalla con una mano sola, ti senti figo. Fondamentalmente, si potrebbe riassumere così: portare un vassoio con una mano sola, alla Disney, ti fa sentire figo. Infine, se Benito vuole, diventi cameriere effettivo. E, qui lavori con i soldi veri, e se perdi un conto ci rimetti tu. Guadagni tanto, molti rubano facendo varie ammaole (d’altronde siamo italiani) e se stai simpatico a Benito guadagni anche di più.


Alla fine il programma finisce e tutti vanno per la loro strada. Io, con il terrore di fare di nuovo la cameriera.

(mio articolo pubblicato in origine su DoppiaFaccia)

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